Graviano, non proprio un successo forcaiolo
“Dignitoso” nella sua deposizione davanti alla Corte d’appello di Palermo, il boss del quartiere Brancaccio Filippo Graviano, come ha subito notato l’imputato Marcello Dell’Utri. Ma soprattutto invalidante nei confronti dell’ordito accusatorio ricamato intorno alle dichiarazioni del quasi pentito Gaspare Spatuzza, quelle che indicavano nei fratelli Graviano i depositari di una verità tutta da circostanziare: Dell’Utri e Silvio Berlusconi sarebbero stati i referenti politici dello stragismo mafioso dei primi anni Novanta. Invece niente.

Secondo Spatuzza nel 2004 – quando entrambi erano rinchiusi nel carcere di Tolmezzo – Filippo Graviano gli avrebbe detto che “se non arriva niente da dove deve arrivare possiamo pensare a parlare con i magistrati, ma prima dobbiamo parlarne con mio fratello Giuseppe”. Falso, obietta il boss: “Se ci fosse stata una vendetta da consumare non avrei aspettato tanto… Non è che abito in un hotel”. Oltretutto “nel ’94 – quando per Spatuzza i Graviano avrebbero avuto i primi abboccamenti politici di rilievo, ndr – non c’era nessuno che doveva farmi promesse, perché io all’epoca dovevo scontare solo quattro mesi di carcere. Perché avrei dovuto chiedere aiuto?”. Su queste parole si sbriciola l’architrave garantita da Spatuzza?
Quasi a sottolineare il concetto, insoddisfatto del cono d’ombra residuo nel dibattimento, è stato proprio il presidente della Corte Claudio Dall’Acqua a porre al boss le tre domande dirette e decisive: “Conosce il senatore Dell’Utri?”. “No”. “Ha mai avuto in precedenza rapporti con lui?”. “Assolutamente no”. “Ha avuto contatti anche indiretti con lui?”. “No”. Punto. Ma non bastasse, anche il terzo teste, il boss Cosimo Lo Nigro, ha smontato le ricostruzioni di Spatuzza su un suo presunto incontro coi Graviano del 1993 nel quale sarebbe stato messo a tema il progetto dell’attentato allo stadio Olimpico di Roma. Lo Nigro dice che i Graviano ha avuto “il piacere di conoscerli solo in carcere”.
Oggi quei tre no di Filippo Graviano, potenziati da un altrettanto assertivo “assolutamente”, a senso dovrebbero rappresentare la pietra tombale di un congegno giudiziario inesploso, e che difficilmente verrà reinnescato dal fratello di Filippo, il boss Giuseppe Graviano. Anche lui citato come teste, ha preferito aspettare. Si è avvalso della facoltà di non rispondere: “Il mio stato di salute – ha detto – non mi consente di rispondere all’interrogatorio. Quando potrò informerò la Corte”. Non mancheranno i retropensieri: per un mafioso che smentisce Spatuzza c’è suo fratello che tiene in ghiaccio le speranze dei giustizialisti. Dopotutto Filippo ha confermato di voler mantenere distinta la propria posizione da quella di Giuseppe.
Le cose che aveva da raccontare, e quelle che non poteva dire perché secondo lui non vere, il boss di Brancaccio le aveva già riferite ai pm fiorentini Crini e Nicolosi nel corso di un interrogatorio del 3 settembre scorso: “Allora io non vi ho detto mai una cosa diversa da quella che ho vissuto. Alcune volte non ho detto. Però non ho detto perché ho una posizione mia. Ma è diverso dal dire una bugia. Una bugia non ve l’ho mai detta, né negli interrogatori, né nel confronto”. Sempre dignitoso, e anche inequivocabile, il seguente passaggio: “Il discorso di questi… persone… entità che avrebbero dovuto mantenere l’impegno con noi o con me o con qualcun altro, a me non risultano. Io non ho avuto mai promesse da qualcuno e non c’è stato mai nessuno che ha promesso a me qualcosa per alleviare queste sofferenze o chi sa… Anche perché le dico una cosa: io sono stato arrestato nel 1994, per scontare due mesi e mezzo di carcere. Io non avevo altri processi, non avevo altre condanne”. Forse è sufficiente la somma algebrica di queste smentite ad assecondare i dubbi di Dell’Utri (“c’è un burattinaio” dietro Spatuzza) e l’ironia esasperata di Berlusconi: “Siamo alle comiche, ma come si fa! Che vi aspettavate? Sono tutte chiacchiere, tutte falsità”. In ogni caso l’udienza è rinviata al 18 dicembre, il tempo per un’altra puntata romanzesca di “Annozero” ci sarebbe pure, ma la trama si è smagliata.